Rottamarsi un po'/17
Cosa può insegnare la vittoria di Renzi alla ammaccata destra italiana
Anche per la sinistra italiana si è chiuso il secolo breve. Mentre a Kiev migliaia di giovani abbattevano l’ultima statua di Lenin al grido di “Svoboda” e “Euvropa”, in Italia, a Firenze, un giovane, rappresentante di una nuova generazione, buttava giù una dirigenza, un modo di fare politica, un modo di intendere la sinistra, riusciti a sopravvivere al crollo del Muro di Berlino e al passaggio del nuovo millennio. di Alessandro Cattaneo*
15 AGO 20

Anche per la sinistra italiana si è chiuso il secolo breve. Mentre a Kiev migliaia di giovani abbattevano l’ultima statua di Lenin al grido di “Svoboda” e “Euvropa”, in Italia, a Firenze, un giovane, rappresentante di una nuova generazione, buttava giù una dirigenza, un modo di fare politica, un modo di intendere la sinistra, riusciti a sopravvivere al crollo del Muro di Berlino e al passaggio del nuovo millennio. Un bagno di folla, quello delle primarie del Pd, che dimostra a chi parla di palude o a chi – anche nel centrodestra – continua a vedere questo strumento di democrazia come una minaccia della propria poltrona, come il popolo italiano sia affamato di politica. Di buona politica. Abbia voglia di partecipare ma partecipare non solo per urlare qualche slogan o sventagliare qualche bandierina ma per essere protagonisti del cambiamento. Queste sono e dovrebbero sempre essere le primarie. Un bagno di umiltà della classe dirigente e un momento di verifica e confronto tra gli eletti e gli elettori. C’è un’intera nuova generazione fatta di giovani professionisti, amministratori, imprenditori, studiosi che non aspettano altro di prendersi le proprie responsabilità, stanchi – come ha sottolineato Renzi – di sentirsi raccontare il passato degli altri, desiderosi di scrivere il proprio futuro. Non è semplicemente e semplicisticamente un appello a “largo ai giovani”. E’ la parola d’ordine che si sta facendo avanti prepotentemente, seppur in maniera difforme, e che si scontra con la resistenza di chi la propria partita l’ha già giocata, ha dato tutto in campo, ha segnato magari anche qualche gol ma ora è tempo di lasciare il passo. Perché il mondo è cambiato. Il Muro di Berlino non c’è più. A Kiev la statua di Lenin è stata abbattuta. E in Italia, anche i D’Alema e i Bersani sono stati mandati a casa…
di Alessandro Cattaneo
sindaco di Pavia, Forza Italia
sindaco di Pavia, Forza Italia